Il Castello di Santa Severa deve il suo nome a Severa, giovane martire cristiana che si tramanda abbia trovato qui la morte il 5 giugno del 298 d. C., sotto l’impero di Diocleziano, insieme ai suoi fratelli. A lei è dedicata la Chiesa paleocristiana – databile tra la seconda metà del V e i primi decenni del VI secolo – in parte visibile nella piazza della Rocca.

 

PYRGI

L’intera area affonda le proprie origini in tempi molto antichi con i primi ritrovamenti risalenti all’età del Bronzo. Al VII secolo a. C. risale la costruzione di Pyrgi, uno dei più importanti scali commerciali del bacino del Mediterraneo e porto principale di Caere, l’attuale Cerveteri, in cui approdarono, nei secoli, oltre che gli etruschi, anche fenici, greci e cartaginesi.

I ritrovamenti confermano anche la presenza di due aree sacre: la più antica, databile alla fine del VI secolo a.C., dedicata a Uni, assimilata alla dea fenicia Astarte, mentre la più recente e maestosa, della prima metà del V secolo a.C., consacrata alla divinità greca Leucothea, dea dell’alba associata alla genesi della vita. Un’ulteriore area sacra, indipendente dalle altre, è il Santuario Meridionale, probabilmente dedicato al culto di Demetra e, parallelamente, a quello di Kore (l’etrusca Cavatha) e del suo compagno Infero (Sur/Suri).

La grande quantità di ceramiche rinvenute testimoniano che quella di Pyrgi è l’area con il più antico e complesso insieme di culti di questo tipo in Etruria. In particolare, qui è stata ritrovata una grande phiale, databile tra il 480 e il 470 a.C. attribuita al Pittore di Brygose, in cui compare la più antica rappresentazione della strage dei Proci narrata nell’Odissea, e tre lamine d’oro di circa 20 cm, risalenti alla fine del VI o all’inizio del V secolo a.C., con iscrizioni in lingua fenicia ed etrusca. Una delle due riproduzioni di queste lamine (gli originali sono custoditi nel caveau della Banca d’Italia) è esposta nell’Antiquarium all’ingresso del borgo di Santa Severa.

 

 

DALLA COLONIA ROMANA ALLE ABBAZIE

Nella prima metà del III secolo, l’abitato etrusco divenne sede della colonia romana di Castrum, i cui resti sono a oggi presenti nelle mura di fortificazione e nelle cantine della Sala della Legnaia.

In età imperiale seguirono ulteriori cambiamenti: da accampamento militare si trasformò in luogo di residenza estiva di ricche famiglie romane. Probabilmente, i resti attualmente visibili nelle fondamenta della casa del Nostromo erano parte di una ricca villa di epoca tardo repubblicana o primo imperiale costruita su parte delle strutture dell’antico porto pyrgense e abitata fino in epoca tardo romana.

Come si apprende da Svetonio nel De vita Caesarum, inoltre, nel 40 d.C. su questa parte di costa trovò la morte il padre dell’imperatore Nerone.

Tra l’XI e il XIII secolo, l’area di Santa Severa era molto popolata, dedita in particolare alla produzione agricola e attiva nei traffici marittimi che la legavano strettamente alla Chiesa romana. Nel codice manoscritto Regesto di Farfa, custodito presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, viene per la prima volta nominata la civitatis sanctae severae. Il documento si riferice alla donazione fatta nel 1068 dal conte Gerardo di Galeria in favore dell’Abbazia di Farfa, tra i principali enti ecclesiastici del Lazio medievale. Nel 1130, invece, la proprietà di Santa Severa risultava appartenere ai frati Benedettini del Monastero di San Paolo fuori le mura.

 

 

IL MEDIOEVO: LE GRANDI FAMIGLIE ROMANE, SANTO SPIRITO E I PAPI

Nel XIII secolo si conclude la stagione delle abbazie e la proprietà passa in mano alle grandi famiglie romane.

Una bolla papale di Innocenzo IV ci informa che nel 1251 il maniero risultava appartenere a Giovanni Tinioso. In seguito, la proprietà passò a diverse famiglie: i Bonaventura, i Venturini, signori di Cerveteri, e i Di Vico. Con la ribellione di Giacomo Di Vico all’autorità di papa Eugenio IV, vennero confiscati tutti i feudi della famiglia e il complesso di Santa Severa fu venduto a Everso, Conte di Anguillara.  Nel 1465, i suoi figli si ribellarono a loro volta all’autorità ecclesiastica e, con la scomunica, persero i propri beni che vennero di nuovo incamerati dalla Camera Apostolica.

Per porre fine alla disobbedienza delle nobili famiglie romane, nel 1482 Sisto IV donò tutto il complesso all’Ordine Ospedaliero di Santo Spirito, che iniziò diverse opere di ristrutturazione e ne restò proprietario per cinquecento anni, fino al 1980. Ai primi anni del Cinquecento risalgono gli affreschi della cappella oggi conosciuta come “Battistero”, unica chiesa rimasta del borgo dopo l’interramento dell’antica basilica paleocristiana.

Dal XVI secolo, il complesso divenne una delle mete preferite dei papi che vi trascorrevano brevi soggiorni di sosta durante i viaggi via mare, tra Roma e Civitavecchia: da Leone X a Paolo III, da Gregorio XIII a Sisto V. Il castello fu anche una tappa del celebre viaggio del samurai Hasekura Rokuemon Tsunenaga che, per ordine del nobile feudatario signore di Sendai, nel 1613 partì dal Giappone per incontrare papa Paolo V. Dopo due anni di navigazione, sbarcò a Civitavecchia, all’epoca Porto dello Stato Pontificio, e soggiornò nel fortilizio dove venne accolto con grandi onori dagli emissari del papa. La missione, però, si concluse con un insuccesso e, dopo molte vicissitudini, Tsunenaga riuscì a far ritorno in Giappone solo nel 1620.

Intanto, la popolazione del borgo andava crescendo e si rese necessaria la costruzione, intorno al 1594, della chiesa parrocchiale dedicata a Santa Severa eretta, con la sua semplice facciata, dal Commendatore Agostino Fivizzani, il cui stemma sovrasta il portale. Nel corso degli anni, la struttura subì alcune modifiche: tra il 1618 e il 1621, vennero commissionati i lavori di ridecorazione della chiesa parrocchiale per la visita di Paolo V Borghese. Inoltre, in vista della visita di papa Urbano VIII, nel 1633, con i nipoti il cardinale Francesco Barberini e Taddeo Barberini prefetto di Roma, il precettore Cesare Racagni ordinò l’esecuzione di grandi lavori al castello: fece costruire un arco e rese monumentale la porta sotto il baluardo maggiore (attuale ingresso del borgo), a cui sovrappose gli stemmi dei Barberini. All’interno del complesso, vista mare, fece allestire un giardino d’agrumi e ordinò la costruzione dello Stradone che porta alla “strada romana” (la via Aurelia), chiudendo il portone antico, situato vicino alla spiaggia, in origine forse l’unico ingresso del castello.

Al Seicento, considerato il periodo di massimo splendore del castello, seguì una lunga e lenta decadenza.

 

DAL SETTECENTO A OGGI

Benché nel 1692 il castello fosse descritto come una delle fortezze più fornite di artiglieria e armi tra Anzio e Civitavecchia, nel 1799 cadde preda di un’incursione da parte dei temibili pirati dell’Elba; tre mesi dopo, a ottobre, i soldati di Napoleone, in ritirata verso Civitavecchia, saccheggiarono a loro volta il castello e il borgo, devastando la chiesa e la casa parrocchiale.

Nelle prime due decadi del XIX secolo, il complesso di Santa Severa era diviso nella proprietà tra l’Ordine del Santo Spirito e la Camera Apostolica. Il 20 settembre del 1870 allo Stato Pontificio subentrò il Regno d’Italia che istituì il “Pio Istituto ed Ospedali Riuniti di Roma” dal quale era escluso il ceto ecclesiastico. Per coprire almeno in parte l’ingente disavanzo ereditato dalla precedente amministrazione, che in passato veniva risanato da lasciti testamentari e provvidenze papali, il Palazzo di Manziana e la Tenuta di Santa Marinella vennero venduti.

Nei primi anni del Novecento, il Borgo di Santa Severa si spopolò per ricominciare lentamente a ripopolarsi solo dopo il 1918, col ritorno degli uomini dal fronte. Nel 1924, la Tenuta venne affittata ad Annibale Sansoni che provvide al restauro del Castello; nel ’33 vennero emanate norme di bonifica integrale e iniziò la vendita di terreni della tenuta per la costruzione di villini che daranno vita al nuovo assetto di Santa Severa come località balneare, frequentata da personaggi politici del Regime e importanti famiglie romane.

La vocazione vacanziera di Santa Severa si interruppe nel 1940, con l’inizio per l’Italia della Seconda Guerra Mondiale, quando molti spazi vennero assegnati ai militari e il Castello fu utilizzato anche dai tedeschi come base strategica; ma con la fine del conflitto, la vita riprese e, nel 1950, il borgo fu annesso al Comune di Santa Marinella. A partire dal 1961, venne messo in atto un importante programma di restauro che riguardava le due chiese, il Castello e tutto il borgo.

Nel 1980, con la creazione delle USL, l’Ente ospedaliero venne sciolto e i suoi beni passarono in proprietà prima ai comuni e quindi alla Regione Lazio, che dal 2014 ne ha voluto la riapertura estiva, per far conoscere questo straordinario patrimonio sospeso tra leggenda e realtà. Dall’aprile del 2017, grazie al programma Artbonus, il Castello baciato dal mare è sempre aperto e ha iniziato un nuovo percorso storico, artistico e culturale, in cui è stato aperto anche un ostello per giovani e famiglie.